Seminario: Forme dell’apparire, quarto e ultimo incontro (Napoli, 27 Aprile 2016)

Locandina_27Il prossimo Mercoledì 27 Aprile si terrà presso il Dipartimento di Studi Umanistici il quarto e ultimo incontro del seminario “Forme dell’apparire“, organizzato con il supporto dell’associazione studentesca LINK Napoli e dell’Unibar.

Sono previsti interventi del Prof. Riccardo De Biase, di Alfonso Lanzieri,  Valentina De Filippo e di Luigi D’Antò. Il carattere dell’incontro è seminariale.

I lavori cominceranno presso l’Aula Battaglia (terzo piano) alle ore 14.00. L’ingresso è libero. La frequenza garantisce l’ottenimento di crediti formativi.

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Seminario: Forme dell’apparire, terzo incontro (Napoli, 19 Aprile 2016)

Locandina_19Il prossimo Martedì 19 Aprile si terrà presso il Dipartimento di Studi Umanistici il terzo incontro del seminario “Forme dell’apparire“, organizzato con il supporto dell’associazione studentesca LINK e dell’Unibar.

Sono previsti interventi del Prof. Alessandro Arienzo, di Andrea Salvo Rossi e di Ilaria Vitolo. Il carattere dell’incontro è seminariale.

I lavori cominceranno presso l’Aula Battaglia (terzo piano) alle ore 14.00. L’ingresso è libero. La frequenza garantisce l’ottenimento di crediti formativi.

Seminario: Forme dell’apparire, secondo incontro (Napoli, 13 Aprile 2016)

Locandina_13 (1)Il prossimo Mercoledì 13 Aprile si terrà presso il Dipartimento di Studi Umanistici il secondo incontro del seminario “Forme dell’apparire“, organizzato con il supporto dell’associazione LINK e dell’Unibar.

Sono previsti interventi del Prof. Nicola Russo, di Oriana Zippa e di Mario Lupoli. Il carattere dell’incontro è seminariale.

I lavori cominceranno presso l’Aula Battaglia (terzo piano) alle ore 14.00. L’ingresso è libero. La frequenza garantisce l’ottenimento di crediti formativi.

 

Seminario: Forme dell’apparire, primo incontro (Napoli, 6 Aprile 2016)

Locandina_6Il prossimo Mercoledì 6 Aprile si terrà presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli il primo incontro del ciclo di seminari “Forme dell’apparire“.

Il primo incontro prevede un intervento del Prof. Marco Ivaldo (La struttura dell’apparire nelle ultime lezioni berlinesi di Fichte) e della Dott.ssa Ilaria Ferrara (La bellezza come simbolo della moralità).

Il seminario avrà inizio alle ore 14 presso l’Aula Salvatore Battaglia. 

Studenti e interessati sono caldamente invitati alla partecipazione. Il seminario conferisce crediti formativi.

 

Recensione: E. Lask, La logica della filosofia e la dottrina delle categorie (Quodlibet 2016)

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Emil Lask

La logica della filosofia e la dottrina delle categorie. Uno studio sull’ambito di sovranità della forma logica

A cura e con introduzione di Felice Masi

Quodlibet, Macerata 2016

pp. LXXII + 275, euro 26,00

Un’implicazione sembra ostacolare, più di altre, la ricerca della vita buona nel Filebo platonico. Nel suo tentativo d’accostarsi al Bene, infatti, l’effettività vivente risulta inevitabilmente infirmata da una mescolanza (μικτόν), da un’inesattezza, da una fragilità: piacere e mente, finito e infinito, trascorrono fluidamente l’uno nell’altro – dispiegando, in questo modo, l’ambito peculiare del divenire, della γένεσις. La storia della filosofia potrebbe essere letta, in effetti, come il racconto dei secolari sforzi per separare e far chiari gli elementi di questa opacità in cui immediatamente ci troviamo a vivere. Avremmo, cioè, distinto la vita dalla sua verità – la sensibilità dalla sua intelligibilità, l’apparenza dalla sua realtà, la materia dalla sua forma – per ritrovare i modi d’unificazione, le regole d’affinità fra questi due mondi.

Così inizia Die Logik der Philosophie une die Kategorienlehre di Emil Lask, appena pubblicato, per i tipi di Quodlibet, nella sua edizione italiana. Questa «esposizione estremamente elementare e ampiamente dettagliata» (p. 7) vede la luce per la prima volta nel 1911, a Tübingen. Ben presto, essa giunge a toccare le più intime corde della grande filosofia tedesca contemporanea, attirando l’attenzione dei giovani Heidegger e Lukács, come anche di Natorp, Cassirer, Rickert e Jonas Cohn. In una missiva indirizzata a quest’ultimo (acclusa in appendice all’edizione Quodlibet, e datata al 27 novembre 1910), Lask scrive: «La forma valente della verità non sta in un rapporto di raffigurazione né in uno di priorità con l’oggettualità, ma fa tutt’uno con questa. In ciò consiste quella che io chiamo – a torto o a ragione, poco importa – la tesi copernicana; che sia superata ogni distanza e quindi ogni priorità tra le due» (p. 252). Questa identificazione richiama subito una differenza: affinché l’oggettualità valga – affinché, cioè, l’essere al cospetto di un soggetto da parte dell’oggetto avanzi, nella sua differenza dall’oggetto, una pretesa di verità circa l’oggetto stesso – essa deve valere-per qualcosa che, in ultimo, non valga a sua volta per nient’altro: giacché dovrà pur avere un contenuto, qualcosa a favore del quale pretendere. Si potrebbe leggere l’intera Logica della filosofia come un tentativo, inscritto all’interno di un progettato sistema dei «principali problemi logici» (p. 7), di approfondire e ridiscutere tale topografia dell’oggetto logico-trascendentale.

È in questo lavoro che Lask vede il suo contributo alla rivoluzione copernicana annunciata, nella filosofia moderna, dalla Prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura. Si tratta ormai, per il filosofo galiziano, di farsi carico appieno del gesto lì indicato: «dacché Kant», infatti, «ci ha mostrato come realizzare l’impresa copernicana nell’ambito dell’essere, occorre ora darne prova in tutta la sua estensione» (ivi, p. 28). Com’è noto, l’incipit della Critica della ragion pura ripropone appunto la questione della mescolanza entro cui sembra costituirsi ogni nostra esperienza: poiché, se ogni conoscenza di oggetti comincia con l’esperienza, nondimeno rimane da decidere se essa derivi interamente dall’esperienza; ed anzi, il fatto dei giudizi sintetici a priori dovrebbe farci riconoscere l’operare di una facoltà conoscitiva a priori nella costruzione dei nostri concetti. E, se due sono i «tronchi dell’umana conoscenza» (Critica della ragion pura, Torino 2013, p. 93), tutta la prima Critica è, in sostanza, un’indagine volta a chiarire la logica trascendentale che regola la formazione dei concetti di oggetti a partire dalle due facoltà ad essi corrispondenti: sensibilità e intelletto. «L’intero dogmatismo prekantiano», scrive, a questo proposito, Lask, «[…] ha pur sempre un essenziale tratto in comune: esso sostiene ancora una relazione, una distinzione, una dualità tra oggetto e verità, […] ponendo così l’oggettualità al di là dell’“intelletto”, al di là di ciò che si può intendere teoreticamente, fuori dal contenuto logico di validità. Il vero superamento che Kant compie di ogni “dogmatismo” […] consiste nella rimozione di tale metalogicità, di questa “trascendenza” rispetto al logico […], nel riconoscimento della logicità trascendentale o della forma “intellettuale” che ha l’essere» (p. 33).

Ebbene: i pur meritevoli sforzi che – dal postkantismo fino a Rickert e Husserl, passando per Lotze – hanno inteso radicalizzare quest’indicazione kantiana, accostando all’antica coppia αἰσθητόν – νοητόν quella formata da essere e valere, patiscono, secondo Lask, un limite decisivo. «Il dogma kantiano dell’inconoscibilità del sensibile» (p. 25) ha ristretto, infatti, la rivoluzione copernicana nell’ambito dell’essere, dell’accadimento spazio-temporale, facendo sì che le categorie restassero appunto categorie dell’essere; categorie, cioè, la cui validità (Geltung) potesse avanzare pretese soltanto circa gli enti “naturali”, e che a loro volta, in quanto non-enti, fossero rubricate nel generico ambito del valore (Wert), dell’assiologico, non distinte dagli enti sovrasensibili indagati dalla metafisica – pertinenti, cioè, al non-essere non in quanto in-essente (Unseiendes), ma in quanto oltre-essere (Übersein). Si tratta, del resto, di una limitazione che genera problemi anche nel luogo del suo sorgere, se si tiene a mente che il criterio per la distinzione di tutti gli oggetti in fenomeni e noumeni – la scomponibilità dell’oggetto in forma e materia, e dunque la possibilità, per esso, di essere sottoposto ad indagine trascendentale deve appunto riguardare l’oggetto in generale, piuttosto che l’oggetto specificamente costituitosi nell’esperienza sensibile (Critica della ragion pura, cit., pp. 264-280).

A fronte di tale questione, è proprio la filosofia a riconoscere il suo proprio problema in quello dello statuto di validità delle categorie – cioè nel problema del senso e della verità dell’esperienza. Essa si ritrova, in tale lavoro di chiarificazione trascendentale, a farsi chiara sempre anche a se stessa: la teoria della categoria formulata nell’opera di Lask è, così, anche una logica della filosofia. Quest’espressione, esplicitamente ripresa da Croce, indica qui una teoria della conoscenza speculativa, volta a riguadagnare, attraverso una ristrutturazione del sistema delle categorie, un nuovo ambito d’applicazione per le stesse.

Occorre dunque, ai fini di questa «enorme rettificazione […] della rappresentazione della sfera della validità così com’è finora invalsa» (p. 38), mettere alla prova il discrimine che, finora, ha tradizionalmente diviso il mondo sensibile dal mondo intellegibile – vale a dire il tempo. Nel saggio introduttivo di Felice Masi, curatore e traduttore dell’edizione italiana, si mostra come Lask rifiuti una nozione di a priori quale principio formale di differenziazione materiale antecedente alla costituzione oggettiva, per definire piuttosto «la forma dell’a priori a partire dal suo livello costitutivo, ovvero quello in cui essa si distingue nei suoi significati (o ambiti) in virtù di ciò che non è del suo medesimo genere» (p. XXXIII). Assunta questa nozione di «logica dell’oggetto trascendentale, in quanto dottrina della differenziazione di quest’oggetto, ovvero della costituzione di oggetti differenti, poiché in ciascuno di essi diversamente si differenzia la forma sulla materia» (p. XXXII), una nuova intenzionalità – non ricondotta ad una legalità dell’attività conoscitiva, ma ad una “topica” logica – risulta animare la struttura dell’oggetto trascendentale; e «diventa evidente che nelle cosiddette verità intemporali solo la loro forma ha la specie della validità intemporale. Le verità in quanto totalità non sono affatto qualcosa d’intemporale, ma qualcosa d’intemporale riferito a un non-intemporale che ne è investito. Nel regno della verità, cioè del senso teoretico, ha una sua collocazione anche […] l’essente-sensibile in quanto materiale, in quanto ciò che è investito, ma non perciò annientato» (ivi, p. 39).

L’introduzione del curatore procede legando questo problema alle altre questioni di rilievo innervanti il denso scritto laskiano: al nodo relativo al ruolo della riflessione nella logica della filosofia, in primis, e poi ai temi della genealogia della soggettività, del pre-categoriale, della critica all’ontologia dogmatica – per citarne soltanto alcuni. L’opera dispiega tale ricchezza di temi nella limpida organizzazione del suo indice: ad una parte critico-preparatoria intitolata alla Logica delle categorie dell’essere, segue la trattazione effettiva della teoria della categoria in rapporto al non-sensibile, la Logica delle categorie filosofiche, a sua volta divisa in una parte teoretica e in una rapida trattazione della storia della nozione di categoria, da Platone al postkantismo. Un agile apparato critico aiuta la lettura del testo, la cui traduzione (condotta sull’edizione della Logik der Philosophie pubblicata nel secondo volume delle Gesammelte Schriften, Tübingen 1923) è arricchita dalle note che, negli anni successivi, Lask stilò nella sua copia personale. L’edizione italiana riprende, in questo modo, i criteri editoriali osservati nell’edizione francese (La logique de la philosophie et la doctrine des catégories, Paris 2002), di pochi anni successiva alla prima traduzione dal tedesco – quella inglese (The Logic of Philosophy and the Doctrine of Categories, London 1999). L’iniziativa di Quodlibet, del resto, consolida una tradizione tutt’altro che debole di studi italiani su Lask – tradizione che, ad ogni modo, non ha fino ad oggi comportato l’esigenza di un ampio lavoro traduttivo. Delle quattro grandi opere che Lask pubblicò in vita (Fichtes Idealismus und die Geschichte del 1902, Rechtsphilosophie del 1905, Die Logik der Philosophie del 1911 e Die Lehre vom Urteil del 1912), ad oggi, soltanto due sono tradotte in italiano – la Logica della filosofia, appunto, e la Filosofia giuridica, tradotta e curata da Agostino Carrino per l’editore napoletano ESI, nel 1984.

Immerso nella più profonda vita del pensiero filosofico europeo, lavorando alle radici di quelle che sarebbero diventate le grandi partizioni della teoresi novecentesca, Lask è sempre stato tratteggiato come una figura di mezzo, per così dire – sempre attraverso, cioè, più celebri mezzi di contrasto: tra neocriticismo e fenomenologia, tra neocriticismo e neohegelismo, tra Heidegger e Lukács. Con la pubblicazione di questa Logica della filosofia, il lettore italiano è messo in grado, per contro, non soltanto d’affrontare il cuore pulsante della teoresi laskiana, ma anche di utilizzarlo, a sua volta, come cartina tornasole di una temperie culturale che – pur custodendo in sé i tratti dell’inizio di quella crisi del pensiero europeo che ancora, radicalmente, ci coinvolge – rimane ancora, per buona parte, inesplorata.

Francesco Pisano

Incontro: “La leggenda di Marebasso” (Ischia, 10 Marzo 2016)

Leggenda di MarebassoIl prossimo giovedì 10 marzo, alle ore 18, nella Biblioteca Comunale Antoniana si terrà un incontro con Vincenzo Italiano e Moreno Cervera sul tema LA LEGENDA DI MAREBASSO.
Dall’arso di Burghiglione alle Pigniture, dalla Pischera alla Corteglia, rivisitazione di un Luogo Antropologico. Una conversazione che si sviluppa attraverso più itinerari che visitano luoghi noti e attuali che però vengono riconosciuti con nomi del passato e ci danno la misura del cambiamento di una comunità.

“Quando un Luogo viene marchiato dal sigillo dell’effimero e si trasforma in set cinematografico, dove gli indigeni assumono il ruolo di comparse a beneficio dei turisti-spettatori paganti, si avvia a diventare un Non Luogo.”

L’incontro è organizzato dal Centro Studi Isola d’Ischia.
La locandina è scaricabile al seguente link.

Seminario di studi: La Fenomenologia dello Spirito di Hegel. Interpretazioni e problemi (Napoli, 3-4 Marzo 2016)

Giovedì 3 e Venerdì 4 Marzo si terrà presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli un seminario dal titolo “La Fenomenologia dello Spirito di Hegel. Interpretazioni e problemi“.

Il seminario si terrà nelle aule del dipartimento in entrambi i giorni a partire dalle ore 9.30.

L’ingresso è libero.

Sarà possibile anche assegnare crediti formativi agli studenti partecipanti.

Il programma completo è scaricabile al seguente indirizzo.

Call for Abstracts: «Forme dell’apparire» (Napoli, 6-13-20-27 Aprile 2016)

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mandaci il tuo abstract e partecipa anche tu al seminario

 

IL TESTO DELLA CALL FOR ABSTRACTS

L’associazione culturale NapoliFilosofica, con il supporto dell’associazione studentesca Link Coordinamento Universitario, è lieta di presentare il seminario “Forme dell’apparire”. Il seminario consisterà di quattro incontri, e verterà su alcune parole-chiave del pensiero filosofico gravitanti intorno alla questione del complesso rapporto tra apparenza e manifestazione. Ogni incontro prevede l’intervento di un docente di filosofia del Dipartimento di Studi umanistici e di uno o più studenti. L’impostazione seminariale serve a garantire un ampio spazio dedicato alla discussione in cui confrontarsi con docenti e colleghi, e ricevere un feedback in riferimento ai propri studi.

Calendario degli incontri (le date possono mutare in base alle esigenze organizzative):

  1. 06 Aprile
  2. 13 Aprile
  3. 20 Aprile
  4. 27 Aprile

La presente Call for abstracts è dunque rivolta a studenti magistrali e giovani studiosi che vogliano presentare una breve relazione su temi attinenti all’argomento del seminario. Si accettano dunque:

  • proposte concentrate sul dibattito contemporaneo in merito a questioni riguardanti il problema dell’apparenza o della manifestazione;
  • proposte che si focalizzano su un’analisi storica di alcuni concetti classici, come rappresentazione, fenomeno, apparenza, immagine, ecc.;
  • proposte legate al tema della percezione, della filosofia della mente o dell’estetica;
  • proposte riguardanti il problema della rivelazione da un punto di vista teologico/religioso;
  • proposte riguardanti la questione dell’immagine da un punto di vista estetico;
  • proposte riguardanti il problema della manifestazione e della rappresentazione sotto un profilo filosofico-politico;
  • altre proposte che affrontino i temi in oggetto da un punto di vista interdisciplinare.

La lista non intende essere esaustiva.

Gli interessati sono invitati a inviare un abstract di 300-400 parole entro il giorno 15 Marzo. Le proposte saranno vagliate dal comitato scientifico composto da alcuni dottori di ricerca e professori membri di NapoliFilosofica, e i risultati della selezione saranno comunicati entro il giorno 20 Marzo. Ogni candidato può comunicare una eventuale preferenza tra le quattro settimane in cui si svolgerà il seminario.

Le proposte vanno inviate in formato .doc o .odt all’indirizzo napolifilosofica@gmail.com.

Call for papers: Ischia International Festival of Philosophy 2016 «Relazioni-Mediazioni» (Ischia, 29 Settembre – 2 Ottobre 2016)

Sono aperte le selezioni per il secondo festival internazionale di filosofia che si terrà a presso il Castello Aragonese e la torre di Guevara. I due luoghi sono siti uno di fronte all’altro, incorniciati dal verde mare di Ischia Ponte.

PRESENTAZIONE

Nella Critica della ragion pura la filosofia viene definita secondo questi parametri: «Scienza della relazione di ogni conoscenza al fine essenziale della ragione umana». La filosofia come scienza della relazione implica una comprensione complessa dell’uomo, inteso come ente in continuo divenire la cui specificità è legata, oltre che alla ragione intesa come mezzo fiero, lucido e illuminante, ai sentimenti e all’affettività. L’avanzamento della conoscenza deve costantemente rapportarsi alla nostra natura ineludibilmente temporale – insieme con lo spazio – i saperi si compongono, si modificano e spesso si contraddicono.

Parlare di “Relazioni, Mediazioni” vuol dire porsi delle domande essenziali circa il vivere insieme, in comune. Questo campo d’azione mondano spazia dal sé, dalla famiglia, fino al concetto più esteso di comunità e di stato, concetti che di per sé (come sopra accennato) necessitano di revisioni costanti da accordare al tempo presente. Come la teoria geocentrica avanzata ed accettata, in epoca greca, come assolutamente vera, poi confutata dalla modernità con quella eliocentrica, anche quella egocentrica, proiettata in un processo di relatività, non ha più motivo d’essere e quindi va perfezionata con un riferimento costante all’Altro. Spazio e tempo indicano per questo la dinamica costante di un rapporto eracliteo. L’unica identità sulla quale possiamo ancorare la nostra certezza è quella dello “scorrere” come possibilità tra le possibilità.

Il dialogo filosofico-umanistico rappresenta una delle forme essenziali di mediazione e di relazione, in cui il rapporto numerico si arricchisce già nel contatto intimo tra l’individuo ed il sé o, semplicemente, attraverso l’ascolto dell’altro. Ecco perché dal punto di vista teoretico il Festival mira a creare delle sessioni per la Call for Papers che prendano spunto dai contributi non solo della filosofia, ma anche della politologia, della psicologia, dell’antropologia, dell’astronomia e delle scienze esatte, rispettando in questo modo la relazione intrinseca tra i saperi. Il festival vuole inoltre divenire una postazione d’incontro attiva tra pubblico e filosofi, tra politici e cittadini.

La sfida proposta qui potrebbe essere sintetizzata in questo modo: come si mediano le differenze di valori, di comportamento rappresentate dai diversi gruppi culturali coesistenti, coabitanti uno stesso spazio? Chi è davvero lo straniero? Esiste un possesso nazionale? Come si pongono la cultura, la morale e la religione nei confronti dell’identità e della diversità? Dove si perde la forza mediatica – da cui scaturiscono i fallimenti comunicativi – delle istituzioni, siano esse spirituali o materiali, nel rapporto con l’altro? Che tutto lo scibile debba rappresentare una relazione d’identità, identificazione, omologazione dettata dal potere del controllo? Possiamo accettare solo l’identico?

La relazione d’identità tra le diversità etniche che compongono la nostra Europa, la conoscenza storica della nostra provenienza nel bacino mediterraneo – legata alle difficoltà di ricostruzione dettate dalle complessità delle egemonie di potere e della conquista stratificatesi nella storia – saranno il focus principale del dibattito filosofico.

Se il concetto di fratellanza espresso dalle religioni e dalle filosofie non basta a farci comprendere i passi che l’essere umano muove su un terreno comune di appartenenza di specie, allora bisogna cercare di riflettere sulle possibilità e sui pericoli dei nostri attuali strumenti di comunicazione (e qui la Summer School del Festival giocherà un ruolo essenziale per la manifestazione). Comune/comunicazione: esiste una connessione tra queste due parole? Se la filosofia è scienza delle relazioni può il filosofo fare da mediatore tra gli esseri umani?

Chi si relaziona alla diversità – e qui la relazione diventa filosofica perché costituita da un legame di conoscenza e di affetto dettato dalla philìa – ne comprende le analogie con il proprio mondo culturale interiore. Chi vuole davvero conoscere, dedica del tempo a se stesso attraverso la diversità – reale o fittizia – offerta dall’altro in quanto essere umano. Ciò che ci è estraneo – parafrasando E. Jabès – ci permette di essere noi stessi, rendendoci estranei a noi stessi. Il riconoscere le proprie origini aiuta a cambiare il punto di vista, a trasvalutare la composizione di valori e di giudizio rispetto alla diversità umana e culturale compresa in questo mondo. Ciò avviene ed è permesso attraverso la relazione di noi stessi con l’alterità del nostro ego cosciente. Chi ospita media e quindi si relaziona. Possiamo riconoscere solo se impariamo a disconoscerci.

Queste rappresentano le domande e gli spunti proposti per avviare il Call fo papers del nostro Festival di Filosofia.

Il Festival prevede quest’anno anche l’attivazione di una Summer School preparatoria, rivolta a studenti universitari, dottorandi e giovani ricercatori. La Summer School – dal titolo “Forme della mediazione. Dalla filosofia allo spazio pubblico” – avrà luogo dal 26 al 29 Settembre alla Torre di Guevara e prevederà la partecipazione di esperti a livello nazionale e internazionale. Per ulteriori informazioni si prega di consultare il sito: www.lafilosofiailcastellolatorre.com alla voce “Ischia Summer School of Humanities” dove troverete le modalità per l’iscrizione.

 

Keynote Speakers

Simona Marino (Università di Napoli “Federico II”)

Iain Chambers (Università di Napoli “Orientale”)

James Conant (University of Chicago)

Giuseppe Ferraro (Università di Napoli “Federico II”)

Andrea Le Moli (Università degli Studi di Palermo)

Gianni Vattimo (Università degli Studi di Torino)

SESSIONI GENERALI

Pensare la mediazione: le relazioni tra logica e filosofia.

Cosa è una relazione? In cosa consiste la mediazione? Da Platone alle logiche contemporanee, dall’ermeneutica alle teorie critiche, passando per la metafisica classica e l’ontologia analitica, fino alle sfide poste dal discorso scientifico. In questa sessione si raccolgono i contributi che intendono mostrare come la filosofia ha posto, e ancora oggi pone, il problema della relazione, investigandone le domande fondamentali e i tentativi di soluzione.

Aree di interesse:

  • Logica
  • Ontologia
  • Metafisica
  • Epistemologia
  • Estetica
  • Ermeneutica
  • Filosofia del linguaggio
  • Filosofia della scienza
  • Filosofia della religione
  • Filosofia della mente
  • Storia della filosofia

Dalla relazione all’azione: filosofia pratica, dialogo e alterità, educarsi alla diversità.

 

In questa sessione si raccolgono le proposte riguardanti la relazione all’alterità dal punto di vista etico, politico, antropologico e non solo. La questione dell’affettività e del giudizio nella distinzione tra morale ed etica; le sfide del multiculturalismo, del dialogo interreligioso, della differenza tra identità e ruoli di genere nella società. Identità europea o identità globale? Esiste un’etica universale? Le questioni riguardanti il significato dello spazio pubblico; come comportarsi e rispettare la proprietà comune insieme con quella privata? Il dibattito politico contemporaneo: la responsabilità politica del cittadino e del politico nel gestire la cosa pubblica.

Aree di interesse:

  • Filosofia morale
  • Filosofia politica
  • Scienze politiche
  • Storia delle dottrine politiche
  • Antropologia culturale
  • Studi di genere
  • Psicologia
  • Filosofia della religione
  • Filosofia della mente
  • Ermeneutica

Il linguaggio dei media: forme e pericoli della comunicazione nella società contemporanea.

 In questa sessione si accolgono gli interventi riguardanti i media nella storia e nell’attualità. Il problema della verità e della menzogna nel dibattito pubblico. Lo spazio virtuale e la democrazia (come concetto reale ed utopico), le sfide e i pericoli dei nuovi mezzi di comunicazione, l’evoluzione del dibattito riguardante il rapporto tra tecnologia e vita sociale dal punto di vista della filosofia, della sociologia e delle teorie dei media.

 Aree di interesse:

 

  • Sociologia
  • Filosofia politica
  • Scienze della comunicazione
  • Teoria dei media
  • Antropologia culturale
  • Storia dell’arte
  • Estetica
  • Teorie dell’immagine e visual studies

 

PROCEDURE PER L’INVIO DELLE PROPOSTE

Lingua: Italiano, Inglese

Le proposte di relazione (della lunghezza massima di 500 parole), insieme ad una breve nota autobiografica, dovranno essere inviate entro il 30 Aprile 2016 a: ischiafilosofest@ricercafilsofica.it; mirelliraffaele@gmail.com

Si prega di inviare la breve biografia (massimo 10 righe) in un file a parte. Si prega di inviare file in formato *.doc o *.odt, non dunque in formato *.pdf.

Ciascuna relazione avrà a disposizione 20 minuti, più 10 minuti per la discussione. Sono ammesse relazioni in italiano e inglese. Sono gradite anche le proposte di panel. Ogni panel dovrà consistere di 3 o 4 relazioni su un tema comune. Il responsabile del panel, che può anche essere uno dei relatori, ha il compito di introdurre e guidare la discussione. La proposta di panel deve includere gli abstract di ciascuna relazione e una introduzione di una lunghezza massima di 200 parole.

Si prevede il pagamento di una tassa di registrazione per i relatori. Verranno inoltre proposte soluzioni uniche per la partecipazione congiunta alla Summer School e al festival, oltre che per il pernottamento sull’isola nella settimana dei lavori.

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria organizzativa del festival, scrivendo ai seguenti indirizzi:

ischiafilosofest@gmail.com ;mirelliraffaele@gmail.com